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La Prima Repubblica
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L’Italia del dopoguerra si trovò ad affrontare numerosi e seri problemi. Alle difficoltà economiche si aggiungevano problemi sociali in particolare per quel che riguarda l’ordine pubblico. Fu proprio in questo periodo che il fenomeno della mafia trovò terreno fertile per arricchire le proprie tasche ai danni dell’organizzazione statale. In Sicilia, inoltre, si dovette affrontare il banditismo, fenomeno legato alla nascita di un movimento indipendentista che alla fine si sciolse nel silenzio. 
Negli anni successivi alla guerra, le forze centriste democristiane furono alla guida del paese. Con De Gasperi al governo furono attuate diverse riforme atte a migliorare le condizioni socio-economiche della popolazione. Fu istituita una Cassa per il Mezzogiorno e fu varata un’importante riforma agraria. Tutti gli anni ’50 possono essere definiti un periodo di transizione: lentamente l’Italia cercava di rialzare la testa e di ricostruire ciò che era andato distrutto nella II Guerra Mondiale. In quegli anni fu istituito l’organo della Consulta o Corte Costituzionale che aveva il dovere di verificare che le leggi varate dal governo fossero in linea con la Costituzione. Politicamente parlando, in quegli anni si andava sempre più affermando il movimento della Democrazia Cristiana (DC) a spese del Partito Socialista Italiana che nel frattempo si stava allontanando molto dagli ideali comunisti che furono i principi guida alla sua formazione.

Lo sviluppo dell’economia italiana si fece particolarmente intenso dal ’58 al ’63: quegli anni furono definiti anni di boom economico. Nel giro di pochi anni il reddito pro-capite raddoppiò, il livello di industrializzazione e di occupazione salirono e si diffuse un discreto benessere. Furono gli anni della diffusione della televisione e delle automobili, degli elettrodomestici, del cinema. Al boom dell’industria si accompagnarono due importanti fenomeni: la crescita smisurata e caotica delle città e l’esodo dal Sud al Nord soprattutto dei giovani. Nel ‘63 salì al potere Aldo Moro, un esponente della DC tristemente famoso per essere stato assassinato. In questa fase furono portati diversi provvedimenti: la nazionalizzazione dell’industria elettrica e l’istituzione della scuola media unica.

Se gli anni ’60 possono essere definiti gli anni della crescita economica e di un forte positivismo, gli anni ’70 italiani possono essere definiti gli anni delle riforme sociale e, purtroppo, anche del terrore. In tutta Europa nel 1968 cominciò una serie di manifestazioni e proteste soprattutto dei giovani che volevano rivendicare il loro diritti e chiedevano una maggiore attenzione alle questioni sociali. Queste manifestazioni perdurano per gran parte degli anni ’70 e portarono a dei profondi mutamenti sia di costumi che legislativi (furono istituite le regioni, approvato il divorzio e l’aborto tramite referendum e fu redatto uno Statuto dei lavoratori). La contestazione purtroppo ebbe anche dei risvolti violenti: tra la fine degli anni ’60 e durante gli anni ’70 ci furono numerosi attentati da parte di organizzazione di estrema sinistra (che furono chiamate Brigate Rosse) e di estrema destra. Uno dei primissimi attentati fu quello di Piazza Fontana, nel quale morirono 17 persone. Le Brigate Rosse furono anche responsabili dell’omicidio di un importante esponente dei democristiani, Aldo Moro, assassinato dopo essere stato rapito. D’altro canto, gli estremisti di destra, nell’Agosto dell’80 fecero scoppiare una bomba in stazione a Bologna provocando la morte di oltre 80 persone.

Negli anni’80 fu chiara la difficoltà e la disorganizzazione del sistema politico: accanto alla Democrazia Cristiana era sorto il Partito Comunista Italiano di Berlinguer (che ottenne numerosi successi negli anni ’70) come distaccamento del Partito Socialista. Il problema fondamentale della repubblica italiana che era diventata l’Italia fu certamente l’ascesa della malavita organizzata (mafia, camorra, ‘ndrangheta) che aveva le mani sempre più in pasta nella politica. I maggiori esponenti della politica degli anni ’80 furono soprattutto Giulio Andreotti, democristiano già padre costituente (partecipante cioè alla stesura della Costituzione) e Bettino Craxi, leader del Partito socialista italiano. Questi si alternarono al governo per quasi un decennio. I due partiti a cui erano a capo furono però coinvolti in un enorme scandalo agli inizi degli anni ’90.

Dalla procura di Milano partirono una serie di indagini che dimostrarono come molti esponenti illustri di questi partiti erano collusi con la mafia. L’indagine e tutto lo scandalo prese il nome di Tangentopoli. A guidare queste indagini c’erano due magistrati: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il loro essere in prima fila nella lotta alla mafia costò loro la vita. Giovanni Falcone fu ucciso a Capaci, nei pressi di Palermo da una bomba che uccise anche la moglie e gli agenti della scorta. Era il 23 Mggio 1992. Due mesi dopo, il 19 Luglio, un’autobomba uccise Paolo Borsellino in piena Palermo (in Via d'Amelio). A quel punto tutta l’opinione pubblica sentiva vivo un sentimento antipolitico che costrinse il partito socialista italiano e la democrazia cristiana allo scioglimento per lasciare posto a nuove forze politiche. Bettino Craxi fu costretto a fuggire all’estero, in Turchia, dove morì qualche anno dopo. Questi tristi eventi segnarono la fine della I Repubblica.

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